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ANDREJ GODINA IN CONVERSAZIONE CON DENIS GUZZO SUL PROGETTO DOCUMENTARIO ‘ZERO CAFFÈ’

A.GODINA – Denis, come racchiuderesti in due frasi il tema principale del film Zero Caffè?

D.GUZZO – Il film racconta principalmente la storia della colonna portante dell’industria: i coltivatori.  Elda Rodriguez e Francisco Vileda, immersi nello splendore della piantagione Finca Rio Colorado, sono i protagonisti del film. L’intento è anche quello di rivelare come la cooperazione internazionale e pratiche innovative, possono trasformare a filiera rendendola socialmente e ambientalmente responsabile. 

Dettaglio tratto dallo storyboard del film.

A.GODINA – Raccontaci del tuo incontro con Francisco Vileda.

D.GUZZO – Ho avuto il piacere di incontrare Francisco Vileda (Panchito), quando iniziai il mio percorso di studio SCA con te e Sandro, in occasione delL’ Umami Area Coffee Camp a TriestEspresso 2018. In quella occasione incontrai anche altri soci di Umami Area Honduras, come Ansgar e Barbara dalla Germania, e Pino Fumarola dalla Puglia; una bellissima esperienza.

A.GODINA – E cosa ti colpì di Pancito?

D.GUZZO – Quello che più mi colpí di Francisco è il fatto che  porta con sé la purezza d’animo e l’energia di chi fa il proprio lavoro con tanto amore e dedizione. Mi sono quasi commosso nel vedere quanto contento ed emozionato era, per essere li con voi come portavoce del vostro progetto Umami Area Honduras. Con le interviste durante la fase di ricerca ho poi capito come il suo passato e l’ incidente in battaglia, siano anche stati legati a dinamiche neo-colonialiste dell’epoca. Passammo delle bellissime serate insieme a Trieste, anche se la mia conoscenza dello Spagnolo è limitata. Ricordo che mi raccontò che si trattava  il suo primo viaggio all’estero. 

Francisco Vileda, detto Panchito, coltivatore e associato di Umami Area Honduras. A sinistra, durante la sua visita a TriestEspresso 2018, a destra durante il raccolto nella sua piantagione.

A.GODINA Raccontaci come nacque l’idea del documentario.

D.GUZZO L’idea scaturì dalla mia intuizione che ciò che avete costruito in Honduras e l’ evoluta filiera locale, meritano di essere conosciute nel mondo; durante un dialogo con Sandro Bonacchi, che mi anticipò dei retorscena sul saggio Zero Caffè, al tempo in fase di scrittura.

Dettaglio della copia del saggio ZeroCaffè utilizzata per lo studio dello script.

A.GODINA – Come si è sviluppato dal libro Zero Caffè, questo tuo lavoro di scrittura della sceneggiatura?

D.GUZZO – Il lavoro di scrittura è stato estremamente complesso; anche considerato che essendo un documentario; col passare degli eventi, la storia deve essere adattata. Mi riferisco ad esempio al lancio del Manifesto di Zero Caffè dell’ Ottobre 2020, pubblicato un anno dopo il vostro saggio. Anche la pandemia, ha avuto ripercussioni sia sul settore in generale che sulle comunità rurali dei paesi d’ origine. Il film tratta gli stessi temi del libro; ma aggiunge anche elementi nuovi; creando un impulso che possa raggruppare una comunità internazionale attorno al progetto e soprattutto al Manifesto di Zero Caffè.

Dettaglio dello schema della struttura narrativa creato da Denis Guzzo.

 

A.GODINA – Che struttura narrativa hai adottato per costruire una storia sulla complessa filiera del caffè?

D.GUZZO – La narrazione porterà lo spettatore ad acquisire una conoscenza dalle origini botaniche e l’evoluzione storica del caffè, passando atrraverso tutti i passaggi che portano alla tazza. La struttura narrativa principale riguarda i coltivatori in Honduras e evidenziano come i viaggi alle origini rappresentino uno strumento formativo fondamentale; ma ma non è del tutto lineare: racconta anche il contesto parallelo dei paesi consumatori.  Su questa sinergia, e nell’ interazione delle tradizioni ed del patrimonio culturale Italiano e centro Americano, risiete l’unicità della storia che racconteremo.

A.GODINA – Quindi oltre all’ Honduras si filmerà anche in Italia, o anche In Europa?

D.GUZZO – L’ Europa è a livello mondiale un punto di riferimento delle aziende socialmente responsabili. Ho selezionato dei casi-studio Europei che saranno raccontati con degli estratti di interviste o citati verso la parte finale del film. Sono proposti come possibili soluzioni alle varie problematiche della filiera del caffè nei paesi di importazione.

Dopo tutte le ‘Reserve roastery’ spuntate nelle metropoli mondiali, è giunta l’ora che l’Italia rivendichi la sua identità con un film di un certo calibro. Penso sia un’occasione eccezionale per valorizzare e divulgare il nostro patrimonio culturale e industriale legato all’ Espresso. 

Lo schema dell'arco narrivo del film documentario.

A.GODINA – Come si relaziona il lavoro che hai realizzato per il film Zero Caffè alle tue esperienze passate?

 

D.GUZZO – Dieci anni fa il mio lavoro di fotografia documentaria aveva raggiunto gallerie e musei di alto livello e con raggio internazionale. Constatando che il pubblico nel settore artistico è abbastanza di nicchia, ho deciso al tempo di muovermi verso il settore audiovisivo; e soprattutto, di devolvere il mio tempo e talento nel cercare di portare cambiamento positivo in vari settori. Scrivere sceneggiature è prassi anche per il settore più commerciale e legato a formati più brevi. Nel documentario, la qualità della ricerca è direttamente proporzionale alla qualità del risultato finale. Come se fosse un ‘puzzel’: si tratta di mettere insieme tutti gli elementi fondamentali per creare un immagine completa; una storia che sia informativa, che avvincente e toccante.

Una breve anteprima dello storyboard del progetto di film documentario 'ZeroCaffè. La sceneggiatura, di circa 70 pagine è disponibile su richiesta.

 A.GODINA – Come pensi di strutturare la produzione?

 

D.GUZZO – Anche grazie alla vostra indiscussa credibilità, e al contributo del Consolato Generale dell’ Honduras di Roma, siamo già appoggiati dalla casa di produzione Honduregna La Pulpe e del regista Alejandro Irias; che, con la sua esperienza e network, sicuramente offre anche più possibilità di distribuzione nel continente Americano. Alejandro propone di fare la regia insieme a me. Sicuramente potrò occuparmi di curare la produzione e post-produzione in Europa. L’importante è fare il film e farlo bene; senza troppi protagonismi.

L’ obbiettivo è quello di dare un nuovo impulso alla filiera, fino a raggiungere i professionisti ed il consumatore finale; attraverso serate nei maggiori eventi del settore, ‘film festivals’ e canali di distribuzione internazionale. 

 

 

 A.GODINA – Come hai intenzione di finanziare la produzione del documentario?

 

D.GUZZO –  Sia io che Alejandro Irias condividiamo l’opinione che sia più sensato lavorare con sponsor anziché ritardare la produzione aspettando fondi nazionali o regionali, che comunque non sono da escludere del tutto. Si vedrà nei prossimi mesi, ora che la sceneggiatura è pronta, sappiamo con certezza cosa stiamo proponendo. Una cosa è certa: ‘Per essere buoni ci vuole coraggio’.. nel senso che abbiamo bisogno di sponsor che appoggino in pieno la nostra missione. Miriamo anche al patrocinio delle maggiori istituzioni, come S.C.A. e I.C.O. ; che comunque hanno dimostrato un chiaro impegno negli ultimi anni nei confronti dei temi che vogliamo trattare nel film.

Le versioni in Italiano e Inglese dello script.

A.GODINA – Hai visto vari documentari sul caffè realizzati nel corso degli ultimi decenni, come si differenzia questo film? Cosa offre in più?

D.GUZZO –  Zero Caffè porta con se l’ambizione di diventare una pietra miliare-mediatica per l’industria agro alimentare, dove spesso si ripresentano dinamiche simili, come nella filiera del Cacao ad esempio. Il settore si è sviluppato molto in pochi anni, sicuramente possiamo illustrare anche gli sviluppi più recenti. A differenza di altre storie viste in precedenza, Zero Caffè ha un approccio ‘pro-attivo’ nel portare soluzioni, anziché spendersi solo nel riportare i problemi. Questa era una delle premesse principali che avevate stabilito.

In oltre, troppo spesso assistiamo a situazioni nelle quali i professionisti e ‘barista champion’ di turno operano una colonizzazione mediatica nelle terre di origine. La scelta di lavorare con una casa di produzione Honduregna non è casuale. Fin dall’ inizio ho preferito puntare ad un approccio diametralmente opposto alla prassi: far venire loro a filmare in Italia; oltre che a cogliere l’essenza della filiera di produzione.

A.GODINA –Grazie per aver condiviso con noi queste riflessioni, vorresti aggiungere qualcos’ altro per concludere questa intervista?

 

 D.GUZZO –Fare tanta ricerca e approfondire il vostro percorso è stata un’esperienza incredibile. Siete voi i pionieri, i poeti, io ho sostanzialmente aggiunto qualche ingrediente nuovo per amplificare la missione iniziata con il libro. Operazione resa possibile anche grazie al vostro costante impegno di documentazione e disseminazione, dal ricco archivio di Umami Area Honduras e bfarm; e dal prezioso contributo di Michela Accerenzi, con il suo profondo impegno sociale e la sua costante presenza in Honduras, vicina ai protagonisti della storia.

Ci tengo a chiudere con una citazione di Sandro Bonacchi dal libro Zero Caffè, perchè centra in pieno quello in cui aspiriamo con il progetto documentario, sulla base di quello abbiamo fatto, nel nostro piccolo:

 
“Come spesso accade per ciò che viene creato dall’uomo, tutto nasce prima da un sogno. Ciò che avete trovato finora, non è l’oggetto del sogno ma la sua conseguenza, la sua costruzione, una parte realizzata del sogno stesso. “

 

Sandro Bonacchi, dal saggio Zero Caffè, 2019.


↓ Clicca e scopri di più sul concetto e tema del progetto documentario leggendo l’articolo ↓ 

ZeRoCAFFè: DAL LIBRO AL FILM DOCUMeNTARIO

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ANDREJ GODINA IN CONVERSATION WITH DENIS GUZZO REGARDING THE DOCUMENTARY ‘ZERO CAFFÈ’

A.GODINA – Denis, how would you enclose the central theme of the film Zero Caffè in two sentences?

D. GUZZO – The film mainly tells the story of the backbone of the industry: the farmers. Elda Rodriguez and Francisco Vileda, immersed in the splendor of the Finca Rio Colorado plantation, are the protagonists of the film. However, the intent is also to reveal how international cooperation and innovative practices can transform the supply chain, making it socially and environmentally responsible.

A.GODINA – Tell us about your first meeting with Francisco Vileda.
D. GUZZO – I had the pleasure of meeting Francisco Vileda (Panchito) when I started my S.C.A. study journey with you and Sandro at the Umami Area Coffee Camp at TriestEspresso 2018. On that occasion, I also met other Umami Area Honduras’ associated, like Ansgar and Barbara from Germany, and Pino Fumarola from Puglia; a great experience.

A.GODINA – ..and what struck you about Pancito?
D. GUZZO – What struck me most about Francisco is that he brings with him the purity of soul and energy of those who do their work with so much love and dedication. I was almost moved to see how happy and excited he was to be there with you as a spokesperson for your Umami Area Honduras project. During the research phase of the film’s script, I then understood how his past and the battle incident were also linked to neo-colonial dynamics of the time. We spent some beautiful evenings together in Trieste, even if my knowledge of Spanish is limited. I remember that he told me that it was his first trip abroad.

[ABOVE: Francisco Vileda, known as Panchito, farmer, and associate of Umami Area Honduras. On the left, during his visit to TriestEspresso 2018, on the right during the harvest on his plantation.]

A.GODINA Tell us how the idea for the Documentary was born.
D. GUZZO The idea arose from my intuition that what you have created in Honduras and the evolved local supply chain deserve to be known globally. It was during a dialogue with Sandro Bonacchi. He anticipated some insights on the essay Zero Caffè, which was being written at the time.

A.GODINA – How did your scriptwriting work develop from the book Zero Caffè?
D. GUZZO – The writing work was highly complex; also considered that being a documentary, as events unfold, I have to adapt the story. I am referring, for example, to the launch of the Zero Caffè Manifesto in October 2020, published a year after your essay. The pandemic has also had repercussions on the sector in general and on the rural communities of the countries of origin. The film deals with the same themes as the book. Still, it also adds new elements, aiming to bring together an international community around the project and, above all, the Zero Caffè Manifesto.

[ABOVE: detail of the narrative structure scheme created by Denis Guzzo]

A.GODINA – What narrative structure did you adopt to build a story about the complex coffee supply chain?
D. GUZZO – The narration will lead the viewer to acquire a knowledge of the botanical origins and the historical evolution of coffee, passing through all the steps that lead to the final cup. The main narrative structure concerns the farmers in Honduras, highlighting how the ‘origins-trips’ represent a fundamental training tool. Still, it is not entirely linear: it also tells the parallel context of consumer countries. On this synergy, and in the interaction of Italian and Central American traditions and cultural heritage, lies the uniqueness of the story we will tell.

A.GODINA – In addition to Honduras, will you also film in Italy, or even in Europe?
D. GUZZO – Europe is a global reference for socially responsible companies. I have selected European case studies that will resume in excerpts from interviews or cited towards the film’s end. They are presented as possible solutions to the various problems of the coffee supply chain in importing countries.
After all the ‘Reserve roasteries’ that have sprung up in the world’s leading cities, the time has come for Italy to claim its identity with a well-made film. It is an exceptional opportunity to enhance and disseminate our cultural and industrial heritage linked to the Espresso.

[ABOVE: the outline Heroes’ journey of the documentary film. ]

A.GODINA – How does the work you made for the film Zero Caffè relate to your past experiences?

D. GUZZO – Ten years ago, my documentary photography work reached high-level galleries and museums with an international reach. Noting that the public in the art sector is quite a niche, I decided to move towards the audiovisual industry. Above all, I started to devote my time and talent to projects that allow me to bring positive change. I use to write screenplays also practice for the more commercial and shorter formats. At the same time, I have experience also with documentary series. In a Documentary, the quality of the research is directly linked to the quality of the final result. As if it were a ‘puzzle, it involves joining together all the fundamental elements to create a complete image: a story that is compelling, engaging, and touching.

[GIF: A short preview of the storyboard of the documentary film project ‘ZeroCaffè. The screenplay, consisting of 70 pages, is available upon request.]

A.GODINA – How do you plan to structure the production?

D. GUZZO – Thanks to your undisputed credibility, and the contribution of the Consulate General of Honduras in Rome, we are already supported by the Honduran production company La Pulpe and director Alejandro Irias. His experience and network certainly also offer more distribution possibilities in the American continent. Alejandro proposes to direct with me. I will certainly be able to take care of production and post-production in Europe. The important thing is to make the film and do it well.
The goal is to gain a new approach to the supply chain, reaching professionals and the final consumer; through premieres at the major industry events, film festivals, and international distribution channels.

A.GODINA – How are you going to finance the production of the Documentary?

D. GUZZO – Both Alejandro Irias and I share the opinion that it makes more sense to work with sponsors; rather than delaying production by waiting for national or regional funds, which should not be totally excluded. We will see in the coming months. Now that the script is ready, we know for sure what we are proposing. One thing is certain: ‘You need courage to be fair ‘ .. in the sense that we need sponsors who fully support our mission. We also aim for the patronage of major institutions, such as S.C.A. and I.C.O. ; which have shown a clear commitment in recent years towards the themes we want to deal with in the film.

[ABOVE: The Italian and English versions of the script.]

.GODINA – You have seen various documentaries on coffee made over the last few decades. How does this film differ from the others? What does it offer more?
D. GUZZO – Zero Caffè aims to become a media-milestone for the agro-food industry. Similar dynamics often recur, as in the cocoa supply chain, for example. The sector has developed exponentially in a few years. Indeed, we can also capture these recent developments. However, unlike other stories seen previously, Zero Caffè has a pro-active approach in bringing solutions, rather than spending itself only in reporting problems. That was one of the central premises you had established.
In addition, we often see situations in which professionals and the ‘last barista champions’ operate a media colonization in production countries. Therefore, the choice to work with a Honduran production company is not accidental. However, I preferred to aim for an opposed approach from the very beginning: to have them come and film in Italy and grasp the essence of their production chain as well.

A.GODINA – Thank you for sharing these thoughts with us. Would you like to add something else to conclude this interview?

D.GUZZO – Doing so much research and deepening your path has been an incredible experience. You are the real pioneers, the authors, I have basically added some new ingredients to amplify the mission started with the book. Thanks to your constant commitment to documentation and dissemination, the operation was made possible by the rich archive of Umami Area Honduras and  bfarm; and by the precious contribution of Michela Accerenzi, with her deep social commitment and constant presence in Honduras, close to the protagonists of the film.
I want to close with a quote by Sandro Bonacchi from the book Zero Caffè, because it entirely centers what we aspire to with the documentary project:

“As often happens with what is created by man, everything first starts from a dream. What you have found so far is not the object of the dream but its consequence, its construction, a realized part of the dream itself.”

Sandro Bonacchi, from the essay Zero Caffè, 2019.

 

 

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ZeRoCAFFè:FROM THE BOOK TO THE THE DOCUMENTARY FILM

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